BCI Programmer

BCI Programmer

Nel settembre 2011, in un’aula dell’università di Graz, un attempato scienziato con marcato accento francese concludeva il suo intervento dal titolo BCI, the early days affermando: «Ci sono stati dei progressi considerevoli, anche se piuttosto lenti, e c’è ancora molto da esplorare. Tuttavia, il fatto che stiano nascendo così tanti laboratori e ricerche sulla BCI, mi fa ben sperare che qualcosa di veramente gratificante farà presto la sua comparsa». L’attempato scienziato era niente meno che Jacques Vidal, professore dell’Università di Los Angeles di origine belga. A seguito di quella conferenza, Vidal fu ufficialmente riconosciuto dalla comunità scientifica quale inventore (della scienza e del relativo nome) della Brain Computer Interface.

Oggi, appena sei anni dopo, la Brain Computer Interface è in grado trasformare le onde cerebrali non solo in ordini per il computer, ma anche per muovere una macchinina senza fili o, nelle ultime applicazioni, interagire con un’esperienza di Virtual Reality.

Ben oltre la ricerca strettamente biomedica che ha caratterizzato le prime applicazioni: il campo d’indagine della BCI, piano piano, si sta ampliando alla suo utilizzo nella vita di tutti i giorni, e diventerà probabilmente parte della nostra realtà odierna rendendo la nostra vita di ogni giorno un po’ più “magica”. Il tutto nel giro di pochi anni e con nuovi, incredibili, sviluppi che ancora non possiamo immaginare.

La figura BCI Designer dovrà probabilmente raccogliere in sé tante competenze diverse, molte delle quali neonate nel panorama scientifico. Per questo H-International School prepara i suoi studenti restituendo importanza alle abilità trasversali, ma soprattutto alle qualità legate alla sfera della persona: l’immaginazione, il coraggio e la dedizione.

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