Matilde, dalle fan fiction al romanzo

Matilde, dalle fan fiction al romanzo

Mentre gioca con le ciocche rosse dei suoi capelli, Matilde ci racconta una storia. O meglio, la trama di un romanzo.

Kathy è una ragazza fortunata, che vive la sua “vita perfetta” nella sua città. Finché un trasferimento non la porta lontano, dalla sua città e dalla sua vita perfetta, con tutto ciò che ne consegue. Sarà un nuovo amico, Jay, ad aiutarla, ad essere la sua “luce della ragione”. E il finale, a sorpresa, non si dice.

Matilde ha sempre avuto passione per la scrittura, fin dalle elementari nella scuola pubblica, ma si limitava a racconti brevi, “fan fiction o cose per me”. Ora, per il suo Personal Project, ha scritto persino un libro, I’m such a liar: “L’avevo già iniziato, a dire la verità, ma nella versione di uno script per un film e solo per alcuni capitoli, Quando ho saputo del Personal Project ho deciso di trasformare la mia idea in qualcosa di più completo. L’ho stampato in un servizio online, mio padre mi ha aiutato con l’impaginazione e ho chiesto alla mia migliore amica di disegnare la copertina”.

Spronata dalla libertà offerta dall’IB, Matilde ha affrontato una barriera linguistica che qualche anno fa non avrebbe creduto di superare così bene: “È stato il mio maestro delle elementari a incoraggiarmi per primo, una delle prime copie l’ho stampata per lui. Mi sono trasferita alla scuola internazionale in seconda media, e all’inizio è stato difficile rapportarmi con una lingua che conoscevo poco. Poi, piano piano, con l’aiuto di Mr. Thomas che ancora mi sta aiutando, sono riuscita anche a scrivere un libro completamente in inglese”.

Dentro al romanzo di Matilde ben più di una trama adolescenziale, ma tante riflessioni e sensibilità. E un po’ della sua vita, forse. “Mi piacerebbe che il libro facesse riflettere sugli effetti che hanno i nostri comportamenti sulle persone, sul fatto che se una persona si comporta in modo strano è probabile che stia affrontando delle difficoltà e voltarle le spalle è la cosa peggiore che si possa fare. Per questo l’ho scritto in prima persona, perché voglio che il lettore entri nella testa della protagonista”.

Ed è questo, in fondo, che rende un libro un bel romanzo.